Tära: l’Arab’n’B come ponte tra identità e musica
di Chiara Cavalieri
TÄRA, cantante palestinese nata e cresciuta in Italia, sta rivoluzionando la scena musicale con il suo stile unico: l’ARAB’nB, una fusione tra R&B e sonorità arabe. La sua musica è un incontro tra tradizione e modernità, che riflette le sue radici e il desiderio di creare un ponte tra le sue due identità. Il suo percorso artistico è un viaggio che nasce dalla consapevolezza della diversità e dalla volontà di trasformarla in una forza.

Con il suo progetto musicale, TÄRA vuole rappresentare chi, come lei, ha vissuto il peso della diversità, trasformando ogni difficoltà in una spinta creativa. La sua musica è anche un atto di empowerment, un modo per raccontare storie di lotta, speranza e orgoglio culturale. Con il suo ultimo singolo Sotto Effetto, TÄRA ha inaugurato una nuova fase della sua carriera, pronta a ridefinire i confini della musica urban in Italia.
In questa intervista, TÄRA condivide il suo percorso, le sfide affrontate e le sue ambizioni per il futuro.
C: La tua musica è profondamente legata alla tua identità e alle tue radici. Qual è stato il momento in cui hai deciso di non nasconderti più e di rivendicare con orgoglio la tua cultura?
T: Dopo il liceo mi sono sentita più libera, lontana da un contesto dove la diversità veniva spesso vista con superficialità o stereotipi. Ma già nel 2020, durante il lockdown, ho iniziato un percorso di cambiamento interiore. TÄRA e l’ARAB’nB ne fanno parte, ed è un processo ancora in corso. So che arriverà un’evoluzione artistica, nuove versioni di me da raccontare.
C: Nel tuo percorso hai affrontato stereotipi, bullismo e razzismo. Come hai trasformato queste esperienze in una spinta creativa per la tua musica?
T: Per molto tempo la mia diversità è stata un peso, qualcosa che mi faceva sentire fuori posto. Se avessi avuto qualcuno che mi rappresentava, forse sarebbe stato più facile vederla come un valore. Oggi voglio creare un luogo sicuro per chi vive le stesse lotte interiori, trasformando queste esperienze in musica che ispira e riconnette alle proprie radici.
C: Il progetto Arab’nB unisce l’R&B con elementi della tua cultura d’origine. Quali influenze specifiche hai voluto integrare e come pensi che questo genere possa evolversi in Italia?
T: Arab’nB è la fusione tra l’R&B e le sonorità arabe, un ponte tra le mie due identità. Ho voluto unire il tradizionale al commerciale per diffondere queste sonorità con fierezza. In Italia siamo ancora agli inizi, ma il pubblico può influenzare il mercato: più persone cercano autenticità, più il mainstream dovrà adattarsi.
C: La scena musicale italiana è ancora poco abituata a sonorità che mescolano il mondo arabo e l’R&B. Quali sono state le reazioni del pubblico e dell’industria musicale al tuo stile?
T: All’inizio c’era scetticismo, ma chi ha capito l’essenza del progetto lo ha abbracciato con entusiasmo. So che prima o poi questa diversità verrà vista come qualcosa di cool, ma nel frattempo preferisco restare nella nicchia, con un pubblico che comprende la profondità di ciò che sto costruendo.
C: Nel tuo ultimo singolo, Sotto Effetto, quali emozioni e messaggi hai voluto trasmettere? C’è una storia particolare dietro la canzone?
T: Sotto Effetto è stato il primo singolo ARAB’nB, e il titolo ha dato spazio a tante interpretazioni. Per me rappresenta lo stato in cui mi trovo quando creo musica: sotto effetto, letteralmente. È un brano che ho scritto per darmi una spinta, un atto di empowerment. Non avrei mai immaginato che potesse piacere così tanto al pubblico.
C: Hai parlato di questo periodo storico come ‘distopico’. Qual è il ruolo della musica, secondo te, in un mondo così complesso e diviso?
T: La musica è resistenza, è memoria. Questo momento storico sarà ricordato come un risveglio collettivo, ma il costo è stato altissimo. Il mio compito è continuare a rappresentare i nostri valori e impedire che la nostra cultura venga cancellata.
C: Essere una giovane artista con un forte messaggio identitario comporta anche responsabilità. Ti senti un punto di riferimento per la comunità palestinese in Italia?
T: Sì, ed è una grande responsabilità, ma anche un onore. Essere palestinese significa portare dentro di sé una storia di lotta, di speranza e di forza. Voglio che la mia musica sia una voce per la mia gente, per la nostra libertà.
C: Quali sono stati i momenti più difficili nel tuo percorso artistico e quali, invece, le più grandi soddisfazioni fino ad ora?
T: I momenti difficili sono stati tanti, soprattutto all’inizio, quando sentivo il peso di essere troppo diversa per il mercato. Ma la più grande soddisfazione è vedere persone che si riconoscono nella mia musica, che si sentono rappresentate. Il sogno? Sentire un’arena intera cantare in arabo le mie canzoni.
C: Lavorare in squadra e rimanere autentici sono per te valori fondamentali. Chi sono le persone che ti hanno sostenuta di più in questo viaggio?
T: Chi ha creduto in me quando nessuno lo faceva. Chi ha visto la mia visione e ha deciso di farne parte. La mia squadra, il mio pubblico, e chi ogni giorno sceglie di supportarmi con amore e rispetto.
C: Guardando al futuro, quali sono i tuoi sogni e obiettivi musicali? Ci sono collaborazioni o progetti che vorresti realizzare?
T: Sto finalizzando due progetti molto importanti. Uno ruota attorno a una parola araba intraducibile che darà significato all’intero brano. L’altro includerà delle impersonificazioni. Nel frattempo, continuerò a portare Araba Fenice sui palchi d’Italia. Il viaggio è appena iniziato.
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“ARABA FENICE”minitour
prime date annunciate
°15/03 TORINO – magazzini sul PO
@magazzinosulpo_murazzi
◦ 22/03 MARCIANISE- Club Etnie @clubetnie
°25/04 ROMA-location in aggiornamento
◦ 17/05 TREVISO- DJANGO @centrosocialedjango
