L’opera maledetta di Ferruccio Busoni: il mistero del Faust incompiuto
Di Lelio Antonio Deganutti
Tra le grandi incompiute della storia della musica, poche opere sono avvolte da un’aura così enigmatica come il Doktor Faust di Ferruccio Busoni. Un capolavoro visionario, lasciato senza finale alla morte del compositore, e circondato da coincidenze, superstizioni e racconti inquietanti. È davvero un’opera “maledetta”? O il mito ha superato la realtà?
Il progetto di una vita…
Busoni iniziò a lavorare al suo Doktor Faust nel 1916, durante il soggiorno a Zurigo negli anni della Prima guerra mondiale. Non si trattava di una semplice trasposizione del Faust di Johann Wolfgang von Goethe: Busoni scelse fonti più antiche, ispirandosi al Volksbuch del XVI secolo.
Il suo Faust non è l’eroe romantico tormentato, ma un intellettuale freddo, simbolo dell’uomo moderno che sfida Dio e il destino con lucidità quasi scientifica. Un’opera filosofica, densa di simbolismo, lontana dalla tradizione operistica italiana.
Ma Busoni non riuscì a completarla.
La morte e il finale perduto
Nel 1924, a Berlino, Busoni morì improvvisamente per complicazioni renali. Aveva 58 anni. L’opera era quasi ultimata, ma mancava la scena conclusiva.
Fu il suo allievo Philipp Jarnach a completare il finale, permettendo la prima rappresentazione nel 1925 alla Staatsoper Unter den Linden.
Tuttavia, nel 1982 emerse una nuova versione del finale, ricostruita dal musicologo Antony Beaumont, basata su schizzi originali di Busoni. Questo alimentò il sospetto che il finale di Jarnach fosse solo una soluzione “di emergenza”, forse lontana dall’autentica visione del compositore.
Un’opera con due finali. Già questo basta a nutrire la leggenda.
Le coincidenze oscure
Il mito della “maledizione” nasce soprattutto da una serie di coincidenze:
Busoni muore prima di terminarla, come se il destino avesse interrotto la sua sfida prometeica.
Diversi interpreti storici del ruolo di Faust ebbero carriere segnate da difficoltà e malattie.
L’opera, complessa e cupa, ebbe una storia esecutiva travagliata, con lunghi periodi di oblio.
Non esistono prove di morti misteriose direttamente legate all’opera, ma la suggestione è alimentata dal soggetto stesso: un uomo che vende l’anima al diavolo e tenta di oltrepassare i limiti umani.
Alcuni studiosi ritengono che la vera “maledizione” del Doktor Faust sia stata la sua modernità.
Busoni immaginava un “teatro musicale del futuro”:
-uso simbolico dell’orchestra
-struttura non convenzionale
-distacco emotivo brechtiano ante litteram
In un’epoca dominata dal verismo italiano e dal tardo romanticismo tedesco, l’opera risultò spiazzante.
Solo nel secondo Novecento, grazie a direttori come Dmitri Mitropoulos, il lavoro iniziò a essere rivalutato.
Faust contro il destino
C’è un’ultima ironia: Busoni, uomo razionale e cosmopolita, non credeva alle superstizioni. Eppure la sua opera più ambiziosa – dedicata al mito dell’uomo che sfida Dio – rimane incompiuta, sospesa tra due finali, come se la storia avesse voluto lasciarla in uno stato di eterna tensione.
È davvero un’opera maledetta?
Forse no.
Forse è semplicemente un capolavoro nato troppo presto, che ha pagato il prezzo della sua audacia.
E come il suo protagonista, continua a interrogare il pubblico su un’unica, inquietante domanda:
fino a che punto può spingersi l’uomo nella sua sete di conoscenza?
