Amedeo Minghi premiato alla Camera
Amedeo Minghi premiato alla Camera: quando la politica si alza in piedi per la canzone d’autore
Nella Sala della Lupa, uno dei luoghi più simbolici della Camera dei Deputati, la Repubblica ha scelto di alzarsi in piedi per un cantautore: Amedeo Minghi. Un premio alla carriera che non è solo una targa, ma il riconoscimento istituzionale di sessant’anni di musica italiana, di melodia, di parole che hanno attraversato generazioni e schermi, dall’Aula di Sanremo al regno fiabesco di Fantaghirò.
Al centro dell’evento c’è l’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Isole e Aree Fragili”, una delle realtà trasversali più attive del Parlamento, che riunisce deputati e senatori di schieramenti diversi attorno a un obiettivo comune: sviluppo economico, culturale e sociale del Mezzogiorno, delle isole minori e delle aree interne. Proprio questo intergruppo – 50 parlamentari di tutti i colori politici, guidati dal presidente On. Alessandro Caramiello – ha scelto di conferire ad Amedeo Minghi un Premio alla Carriera che è, di fatto, un manifesto: la canzone d’autore come infrastruttura culturale del Paese.

Sessant’anni di melodia italiana dentro Montecitorio
La cerimonia, intitolata “Cultura, Istituzioni e Futuro”, è stata promossa dalla XVII Commissione “Arte” dell’Intergruppo Sviluppo Sud, la struttura che lavora su recupero e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, presieduta da Stefano Colucci. In questa cornice, la figura di Minghi viene letta non solo come storia individuale, ma come parte di quel tessuto di musica leggera, pop d’autore, colonne sonore e ballate che hanno raccontato il Paese negli ultimi decenni.
Dal debutto discografico nel 1966 con Alla fine al grande successo de L’immenso nel 1976, passando per album come La vita mia e I ricordi del cuore, Minghi ha costruito una discografia sterminata – 36 album pubblicati, di cui 17 in studio e 9 colonne sonore – ed è diventato uno dei melodisti più riconoscibili della scena italiana. Otto partecipazioni al Festival di Sanremo come cantautore, da 1950 a Vattene amore, da Nenè a Cantare è d’amore, oltre ai successi scritti per altri – da Mietta a Mia Martini, da Anna Oxa ad Andrea Bocelli – lo collocano nel cuore della storia della canzone italiana.
E poi c’è il capitolo colonne sonore: la musica per le miniserie televisive di Lamberto Bava – Fantaghirò, La principessa e il povero, Desideria e l’anello del drago, Sorellina e il principe del sogno – ha portato la sua scrittura melodica dentro l’immaginario di intere generazioni, trasformando temi nati per la TV in veri e propri classici. Non stupisce che proprio Lamberto Bava fosse in prima fila, in Sala della Lupa, ad applaudire il cantautore che ha dato suono alle sue fiabe televisive.

L’Intergruppo Sviluppo Sud: la politica che ascolta
L’On. Alessandro Caramiello, presidente dell’intergruppo, ha ricordato come sia stato “un onore” premiare Minghi nella Sala della Lupa, sottolineando che il senso profondo dell’iniziativa era quello di valorizzare una “colonna portante della musica italiana nel mondo” e, insieme, alcune eccellenze imprenditoriali e culturali del Sud. Accanto a Caramiello, a consegnare il premio, c’era il deputato Simone Billi, a testimonianza di un gesto condiviso da maggioranza e opposizione, un ponte raro tra schieramenti su un terreno – quello della canzone – che qui diventa patrimonio comune.
Sul piano operativo, hanno avuto un ruolo decisivo anche il presidente del tavolo tecnico Giovanni Barretta, il già citato Stefano Colucci per la Commissione Arte, il professor Antonello Di Pinto (responsabile Musei e Fondazioni della stessa Commissione) e il coordinatore Pietro Quattriglia Venneri, insieme a Michela Colucci, esponente del direttivo nazionale di Forza Italia Giovani. Nomi che, a loro volta, raccontano un intreccio virtuoso tra competenze culturali, attenzione al patrimonio artistico e volontà di usare la musica come leva simbolica per parlare di Mezzogiorno, aree fragili, futuro.
Gli altri protagonisti: quando il Sud diventa scena
La serata non ha celebrato solo Minghi. L’Intergruppo Sviluppo Sud ha voluto costruire un vero e proprio pantheon “made in Sud”, in cui la musica dialoga con il cinema, la comicità, l’impresa, il terzo settore.
Al centro, accanto al cantautore romano, la figura amatissima di Lino Banfi, premiato per una lunghissima carriera tra cinema e televisione che lo ha reso uno degli ultimi autentici interpreti della commedia all’italiana. Il riconoscimento dell’intergruppo legge nella sua biografia artistica non solo il volto di una stagione irripetibile del nostro cinema popolare, ma anche il segno di un Sud ironico, resistente, capace di parlare all’intero Paese.
Sul fronte produttivo, è stato premiato il gruppo Mediatica World Company, realtà che lavora nel campo dei media e della comunicazione, a testimonianza di quanto oggi il racconto del territorio – tra audiovisivo, informazione e nuovi linguaggi – sia componente indispensabile di qualsiasi politica culturale efficace.
Due nomi fortemente simbolici per il Mezzogiorno contemporaneo, Gino Sorbillo e Luca Iannuzzi, sono stati omaggiati come imprenditori partenopei capaci di trasformare la tradizione gastronomica – la pizza, l’accoglienza, il locale come luogo sociale – in un racconto identitario riconosciuto nel mondo. In questo modo, la stessa logica del premio alla carriera di Minghi – dare valore a ciò che dura nel tempo, a ciò che costruisce immaginario – viene applicata all’impresa culturale diffusa.
Completano il quadro le menzioni speciali al presidente di Confesercenti Salute Alessandro Totaro e alle professioniste Maria Labadia e Floriana Romanzi, figure che l’intergruppo ha inteso riconoscere per l’impegno nel tessuto economico e sociale, in quella zona di frontiera dove salute, lavoro e partecipazione culturale si toccano davvero.
A tenere insieme voci così diverse, sul palco, la moderazione dello scrittore Luca Antonio Pepe, che ha cucito la serata come un racconto continuo: Roma, la Camera, la Sala della Lupa, la canzone d’autore, la comicità, la pizza, il terzo settore, il Sud.

Minghi: “Non sono solo canzoni, ma incontri”
Il momento più atteso è stato naturalmente l’intervento del Maestro. Davanti alla Lupa romana, circondato da amici, colleghi, parlamentari e giornalisti, Minghi ha parlato con una semplicità che il pubblico di MusicToday.it riconosce: ha definito un “onore” ricevere un premio così importante nel cuore della sua Roma, spiegando che in quel gesto simbolico rivedeva sessant’anni di vita in musica.
Ha ricordato che quelle che chiamiamo “canzoni” sono in realtà storie, incontri, memorie condivise: frammenti di esistenza che entrano nella vita delle persone e vi restano, spesso per sempre. Una riflessione che suona particolarmente vera per chi ha scritto brani come L’immenso, Vattene amore, I ricordi del cuore, colonne sonore private di milioni di ascoltatori.
In questo senso, il premio alla carriera non celebra solo l’opera di un singolo ma, per estensione, l’idea stessa di canzone italiana come bene comune: un patrimonio fatto di melodia, di arrangiamenti, di parole, ma anche di ascolti in famiglia, di televisori accesi per Fantaghirò a Natale, di Sanremo visti sul divano, di concerti nelle piazze e nei teatri.
