maestro erminio sinni

Erminio Sinni, la musica che resiste al tempo

Alla Camera dei Deputati, cinquant’anni di carriera raccontano una voce autentica, lontana dalle mode e vicina all’essenza della musica.

Nella luce composta e quasi sospesa della Sala Matteotti, il tempo della musica ha incontrato quello della memoria. Il 1° aprile non è stato soltanto un evento istituzionale, ma un passaggio simbolico, un punto di ascolto collettivo in cui la storia artistica si è fatta presenza viva.

sinni vaccaro pepe
sinni vaccaro pepe

Al centro, il Maestro Erminio Sinni, una voce che non appartiene semplicemente a un’epoca, ma a un modo di intendere la musica: come verità, come fedeltà, come respiro lungo. Il riconoscimento consegnato dall’On. Sergio Vaccaro non ha celebrato soltanto una carriera, ma una traiettoria umana e artistica che attraversa cinquant’anni senza mai cedere alla tentazione dell’effimero.

Cinquant’anni. Una misura del tempo che, in musica, non si conta in stagioni ma in intensità. Dal 1° aprile 1976, giorno della sua prima esibizione, Sinni ha costruito un percorso fatto di ascolto profondo, di parole scelte, di silenzi rispettati. La sua è una musica che non rincorre, ma attende. Non invade, ma si posa.

colucci
colucci

In un’industria spesso dominata dalla velocità e dalla ricerca del consenso immediato, la sua figura appare quasi controcorrente: un artista che ha scelto di restare fedele alla propria voce interiore. E forse è proprio questa coerenza ad avergli permesso di attraversare epoche diverse senza perdere autenticità.

Il passaggio al Festival di Sanremo e, molti anni dopo, la vittoria a The Voice Senior nel 2020, non sono stati punti di arrivo, ma tappe di un percorso già pieno. La musica di Sinni non è mai stata costruita per vincere, ma per restare.

E allora anche i “33 no” ricevuti nel tempo diventano parte della sua grammatica artistica: non ostacoli, ma modulazioni. Pause necessarie che hanno reso ancora più riconoscibile il suo timbro. Perché ogni rifiuto, se attraversato con consapevolezza, affina l’ascolto e restituisce profondità.

Durante l’incontro, le parole dell’On. Vaccaro hanno restituito proprio questo senso: la musica come disciplina dell’anima. Come esercizio di presenza. Come fedeltà a una linea invisibile che non sempre coincide con il successo, ma sempre con la verità.

Accanto a Sinni, altre figure hanno arricchito il racconto musicale e culturale della giornata. Il regista Lamberto Bava, con la sua Fantaghirò, ha dimostrato come anche l’immaginario visivo possa avere una musicalità propria, un ritmo capace di segnare intere generazioni.

E poi Tommaso Le Pera, che con i suoi scatti ha fermato la musica del teatro, rendendo visibile ciò che normalmente svanisce nell’istante della performance. Anche la fotografia, in questo senso, diventa suono: memoria visiva di un’emozione.

Ma è stato forse nel momento dedicato a Romina Caruana che la musica ha rivelato il suo lato più intimo. Con il libro “Pirandello mi fa un baffo”, la narrazione si è intrecciata con temi come autismo e ADHD, ricordando come il linguaggio artistico — musicale o letterario — possa diventare spazio di accoglienza, di comprensione, di armonizzazione delle fragilità.

Un pensiero che trova eco anche nelle riflessioni del professor Claudio Strinati, intervenuto per ampliare lo sguardo: perché ogni forma d’arte, dalla musica alla pittura, nasce dallo stesso impulso — dare forma all’invisibile.

L’evento, promosso dall’intergruppo parlamentare guidato dall’On. Alessandro Caramiello e sostenuto dal Dott. Stefano Colucci, ha mostrato come sia ancora possibile creare spazi istituzionali in cui la musica non sia intrattenimento, ma cultura viva, strumento di crescita e consapevolezza.

In fondo, ciò che resta di questa giornata non è solo un premio, ma una vibrazione.

La sensazione che esista ancora una musica capace di attraversare il tempo senza consumarsi. Una musica che non ha bisogno di urlare per essere ascoltata.

E che, proprio come la voce di Erminio Sinni, continua a esistere in quel punto sottile in cui tecnica e anima si incontrano — e diventano qualcosa di più grande: esperienza, memoria, verità.